Informazioni generali

Autore: Andrea Mones
Periodo d’esecuzione: tra 1782 e il 1783
Committenza: “Società Patriottica”
Tipologia: architettura-edilizia
Stile: Neoclassico, Teatro all’Italiana
Stato di conservazione: Buono. Nel 1932, quando divenne Teatro Comunale, vennero al contempo restaurati i palchetti e il loggione. L’edificio subì un secondo restauro eseguito tra il 1957 e il 1989
Ubicazione: Casalmaggiore, via Cairoli

Storia del Teatro

I lavori terminarono nel 1783 e da allora il teatro rimase aperto fino al 1796 quando dovette subire una prima chiusura a causa dell’invasione delle truppe francesi: nonostante ciò riaprì nei primi anni dell’Ottocento e rimase in funzione finché nel 1957 fu chiuso per ben 32 anni riaprendo, rinnovato, nel 1989. La struttura però non rimase sempre un punto di ritrovo privato per la gioventù, e per la locale colonia poetica-letteraria di Arcadi, come invece era stato pensato.
Nel 1931, infatti, le spese del restauro dei palchetti e del loggione erano diventate insostenibili per un solo gruppo ristretto di cittadini, pertanto i proprietari decisero
di vendere le proprie quote al Comune, facendolo diventare da “Teatro Sociale” a “Teatro Comunale” aprendolo così a tutta la comunità cittadina.

Descrizione

Osservando l’esterno, a prima vista, lo sguardo si concentra sul registro inferiore dell’edificio di stile Neoclassico, caratterizzato da tre aperture che all’inaugurazione del 1783 fungevano da galleria per la sosta e il passaggio delle carrozze.
Tuttavia non meno importanti sono le lesene, le colonne e gli archi a tutto sesto del registro superiore: qui il bugnato è stato disposto sia orizzontalmente che a raggiera per accentuare alla struttura arcuata delle aperture. Nel 1931, infatti, le spese del restauro dei palchetti e del loggione erano diventate insostenibili per un solo gruppo ristretto di cittadini, pertanto i proprietari decisero di vendere le proprie quote al Comune, facendolo diventare da “Teatro Sociale” a “Teatro Comunale” aprendolo così a tutta la comunità cittadina.

Per quanto riguarda l’interno invece, troviamo elementi dorati posti a decorazione e due colori preponderanti: il rosso scuro, presente nei tessuti damascati e nel velluto dei palchetti e delle poltrone in platea, mentre il colore chiaro, che rimanda all’avorio, caratterizza altri ambienti come il foyer. Tonalità entrambe caratteristiche anche degli spazi interni del teatro della Scala di Milano.
D’impatto è sicuramente la platea, le cui poltroncine non sono che un’aggiunta ottocentesca poiché prima di allora al loro posto vi era un grande spazio vuoto dedicato alle danze e alle feste: chi non poteva permettersi il palchetto poteva comunque partecipare alla rappresentazione, ma doveva procurarsi un appoggio in autonomia.

La scena è tuttavia dominata, come si evince dalla presenza di una corona che lo caratterizza, dal palchetto regale dedicato ai nobili e alle persone più prestigiose: chiaro riferimento al Teatro di Corte tardo rinascimentale. Attorno al quale si snodano tre ordini di palchetti sovrapposti e un loggione che seguono l’andamento della pianta dell’edificio a forma di emiciclo, anche definita a ferro di cavallo.

La scena è tuttavia dominata, come si evince dalla presenza di una corona che lo caratterizza, dal palchetto regale dedicato ai nobili e alle persone più prestigiose (chiaro riferimento al Teatro di Corte tardo rinascimentale) attorno al quale si snodano tre ordini di palchetti sovrapposti e un loggione che seguono  l’andamento della pianta dell’edificio a forma di emiciclo, anche definita a ferro di cavallo.
All’interno del teatro sono presenti però anche numerose decorazioni in stucco, dettagli che donano bellezza e ricchezza alla visione di insieme. Tra queste ultime si può notare per esempio un medaglione (che arricchisce il palchetto nobiliare sopra citato) rappresentante un volto femminile al quale sono state date diverse interpretazioni. Secondo alcuni studiosi, infatti, il volto della donna raffigurata potrebbe essere Saffo, una poetessa greca considerata, da Omero, la decima musa e direttrice di un collegio in cui si insegnava alle giovani donne  l’arte della musica.
Questo viene esplicitato attraverso la rappresentazione di strumenti musicali a corda e a fiato che, nella cultura greca, accompagnavano spesso la recitazione della poesia.

Approfondimenti

Il soffitto è minuziosamente decorato con un particolare affresco sviluppato attraverso il modulo del dieci, in quanto a questo numero corrispondono i medaglioni rappresentanti i letterati, autori di opere per le rappresentazioni teatrali. Come per esempio Metastasio, Goldoni e Alfieri; le figure effigiate negli spicchi sono proiettate verso il centro della composizione diminuendo gradualmente di dimensione.
Nell’affresco vengono, inoltre, raffigurate nove sorelle della mitologia classica: le Muse rappresentanti l’arte nelle varie declinazioni, come la musica, la letteratura, l’epica, la poesia e la danza.
Per la vasta quantità di elementi contenuti in questa opera, si propone un approfondimento a parte:

Il percorso del Parmigianino